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I Chela

Cosa è, e Cosa non è, il Discepolato
 

Helena P. Blavatsky
 
 

 
H. P. Blavatsky (1831-1891)
 

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Questo articolo è apparso per la prima volta
nella rivista "The Theosophist", in India, Ottobre,
1884. Titolo originale: "Chelas". Riprodotto dalla
rivista “Theosophy”, Los Angeles, Gennaio/Febbraio 2007,
 pp. 53-55. Il lettore deve tenere conto che, dal decennio
 del 1890,  il movimento teosofico non ha più Chela
dichiarati;  e nel caso possedesse dei Chela, vale l'antico
aforisma taoista: "chi sa non parla; chi parla, non sa."
 D'altra parte, il percorso di ricerca del discepolato laico
continua ad essere aperto agli aspiranti di tutto il mondo.
Aggiungiamo due note esplicative alla fine del testo.

(C. C. A.)

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Nonostante i molti articoli che sono apparsi in questa rivista [“The Theosophist”] sul tema del discepolato, sembrano ancora prevalere molte incomprensioni e numerosi punti di vista erronei.

Cosa sono i Chela, e quali sono i loro poteri? Hanno dei difetti? E specialmente in cosa si differenziano dalle persone che non sono Chela? Ogni parola pronunciata da un Chela deve essere accolta come una verità sacra?

Queste domande sorgono perchè molte persone hanno nutrito per un periodo opinioni veramente assurde riguardo i Chela, e, quando è stato individuato che queste opinioni
avrebbero dovuto cambiare, la reazione è stata in molti casi alquanto violenta.

La parola “Chela” significa semplicemente, discepolo; ma si è andata cristallizzando nella letteratura della Teosofia, ed ha assunto, in varie menti, tante diverse definizioni quante ne ha assunte la parola “Dio” stessa. Alcune persone si sono spinte così lontano da dire che quando un uomo è un Chela è subito posto su un piano in cui ogni parola che egli potrebbe sfortunatamente pronunciare è presa come ex cathedra, e non gli è permesso il povero privilegio di parlare come una persona ordinaria. Se si venisse a sapere che qualcosa detto da lui stesso fosse pronunciato per proprio conto e responsabilità, egli sarebbe accusato di aver ingannato gli uditori.

Ora questa idea errata deve essere corretta una volta per tutte. Vi sono Chela e Chela, proprio come vi sono MAHATMA e MAHATMA. Vi sono infatti MAHATMA che sono essi stessi Chela di esseri che sono ancora più elevati. Ma nessuno, per un istante, potrebbe confondere un Chela che ha cominciato il suo difficile viaggio con quel Chela più splendido che è un MAHATMA.

Infatti il Chela è quell'uomo sfortunato che ha intrapreso un “sentiero non manifesto”, e Krishna dice che “quello è il sentiero più difficile”.

Invece di essere un portavoce costante del suo Guru, egli in questo mondo si ritrova lasciato più solo di coloro che non sono Chela; e il suo sentiero è circondato da pericoli che, se fossero raffigurati in colori naturali, spaventerebbero molti aspiranti. Così che, invece di riconoscere il proprio Guru e passare un esame di ammissione con l’obiettivo di una qualificazione nella filosofia occulta sotto il consiglio amichevole e costante del suo maestro, egli davvero indirizza la sua strada in un recinto sorvegliato, e dal quel momento deve combattere e vincere - o perire. Invece di accettare [il proprio Guru] deve essere degno dell’accettazione; nè deve offrirsi egli stesso. Uno dei Mahatma ha scritto, meno di un anno fa [1] - “Non affidarti mai su di noi come candidato per il Discepolato; attendi fino a quando esso piomba su di te”.

Ed essendo stato accettato come Chela non è vero che egli è solamente lo strumento del suo Guru. Egli continua a parlare come un uomo ordinario come faceva prima ed è solo quando il maestro manda un'attuale lettera, fisicamente scritta per mezzo del magnetismo del Chela, che gli spettatori possono dire che attraverso di lui è giunta una comunicazione. [2]

Così come accade occasionalmente con qualsiasi altro autore, può accadere che i Chela elaborino espressioni sia vere che belle; ma, a causa di questo, non si può concludere che il Guru stava parlando attraverso il Chela. Quando egli ha un germe di un buon pensiero nella mente, l'influenza del Guru, come la pioggia gentile sopra un seme, potrebbe indurre il pensiero a germogliare generando una vita improvvisa e una fioritura straordinaria. Ma in questo caso non si tratta della voce del maestro. Sono rari infatti i casi in cui i maestri parlano attraverso un Chela.

I poteri dei Chela variano con il loro progresso; ed ognuno dovrebbe sapere che se un Chela possiede alcuni “poteri”, non gli è permesso di usarli eccetto che in casi rari ed eccezionali; e mai si dovrebbe vantare del loro possesso. Così ne consegue necessariamente che coloro che sono semplici principianti non hanno più poteri rispetto ad un uomo ordinario. In effetti
il traguardo posto davanti al Chela non è l'acquisizione di poteri psicologici. Il suo compito principale è spogliare se stesso di quel senso dominante di personalità che è il velo spesso che nasconde alla vista la nostra parte immortale - il vero essere umano. Fintanto che permette a questa sensazione di rimanere, egli rimarrà fissato alla porta stessa dell’Occultismo incapace di procedere oltre.

La sentimentalità quindi, non è l'equipaggiamento per un Chela. Il suo lavoro è duro, la sua strada pietrosa, l'estremità molto lontana. Solo con la sentimentalità non avanzerà affatto.
Aspetta egli il maestro per mostrargli il suo coraggio precipitando da un precipizio, o affrontando i freddi pendii Himalayani? Queste sono false speranze; i maestri non lo chiameranno in tale guisa. E così, come lui è tenuto a non ammantarsi di sentimento, il pubblico non deve, quando desidera considerarlo, tirare un falso velo di sentimentalità su ogni sua azione e parola.

Vediamo, d’ora in poi, di usare un po’ più di discriminazione in relazione ai Chela.

[“The Theosophist”, October, 1884.]
 

NOTE:

[1] “meno di un anno fa”; queste parole furono pubblicate nell’ottobre del 1884

[2]
Questa frase era valida per le condizioni regnanti nel decennio del 1880. Dall'anno 1900, cessarono tutte le comunicazioni verbali o visuali tra i Maestri e i discepoli laici, o tra i Maestri e il pubblico. I Maestri hanno trasmesso insegnamenti a sufficienza; il movimento teosofico deve ergersi ora per merito proprio, sulla base di una lettura corretta degli insegnamenti originali.

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Il testo di cui sopra è pubblicato anche in lingua Inglese e Portoghese agli indirizzi
www.TheosophyOnline.com, www.Esoteric-Philosophy.com e www.FilosofiaEsoterica.com, sotto il titolo di “Chelas”(English); “Os Chelas” (Portuguese).

Data di pubblicazione in Italiano: Novembre 2012.

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